Kalamon.it incontra gli Istituti di cultura di Roma. Conversazione con il direttore dell’Istituto Cervantes, Juan Carlos Reche

Una caratteristica palazzina degli anni Venti del secolo scorso, alle spalle della magnifica Villa Albani, subito dopo l’inizio della via Salaria. È la sede romana dell’Istituto Cervantes, dove incontriamo il direttore Juan Carlos Reche (nella foto) per una breve conversazione.

Redazione – Foto di Lorenzo Pierno

Leggiamo sul sito ufficiale dell’Istituto che il Cervantes è un ente pubblico creato nel 1991 per “diffondere la lingua spagnola e la cultura dei Paesi ispano parlanti e delle lingue co-ufficiali della Spagna”. Cosa ci può dire in più della sua missione?

“L’Istituto Cervantes opera in quei paesi dove lo spagnolo non è lingua ufficiale e ha tre compiti fondamentali che possiamo riassumere così: lingua, cultura e certificazioni. Facciamo quindi i corsi di lingua, gestendo esami e certificazioni, compresi gli esami necessari per avere la cittadinanza spagnola, e promuoviamo le lingue co-ufficiali del nostro Paese, che sono Basco, Catalano e Gallego. Poi ci occupiamo della diffusione delle culture ispaniche. Non soltanto la cultura della Spagna quindi, ma anche dei venti Paesi dell’America Latina. Il nostro rapporto con la Ibero America è forte, anche con la cultura portoghese, con il Brasile.”

Date un grande apporto culturale, quindi, ai Paesi che vi ospitano, ma ne ricevete anche.

“Certo. Per noi è importantissima la bilateralità. Quando facciamo delle attività culturali cerchiamo sempre un rapporto con le istituzioni locali. Quando portiamo uno scrittore, un filosofo, un architetto un fotoreporter eccetera, lo facciamo sempre dialogare con qualcuno del posto, anche attraverso un moderatore. In questo modo facciamo conoscere le nostre culture, ma c’è sempre una comparazione con quelle locali.”

Nei giorni scorsi siamo stati al vernissage della mostra del fumettista Guarnido e del suo eroe, il gatto antropomorfo investigatore hard-boiled Blacksad, che l’Istituto ospita nella sua sala Dalì di piazza Navona, fino al 29 giugno. Quali sono i prossimi eventi?

“Nel mese di giugno ne abbiamo una fitta serie. Dal Festival delle Letterature con lo scrittore argentino Menguel, alla presentazione dell’ultimo lavoro dello scrittore del Costa Rica Rafael Ángel Herra, alla performance dell’artista Pedro G. Romero al Tempietto del Bramante, quest’ultimo in collaborazione con l’Accademia Spagnola. Il 18 giugno, in particolare, con la Escuela Española de Historia y Arqueología en Roma, avremo la commemorazione dei 500 anni della prima circumnavigazione della Terra, voluta dalla Corona spagnola, che vide protagonisti i navigatori Magellano e Elcano. Il 22 poi, qui nella nostra sede, ci sarà la manifestazione El dia E, il giorno dello spagnolo, una sorta di festa di fine anno. È in collaborazione con Alimentos de España, e si potrà assaggiare la nostra gastronomia. Infine a luglio, dal 17 al 20, torna l’Arena Cervantes, riprendiamo questa vecchia abitudine. Quattro film in lingua originale con sottotitoli, proiettati nel centro di Roma, alla suggestiva Accademia Nazionale di danza all’Aventino, nell’ambito del Lunga Vita Festival.”

Juan Carlos Reche non è solo il direttore dell’Istituto Cervantes, ma è anche un poeta e un traduttore molto conosciuto e apprezzato. Essere poeta può aiutare nel suo lavoro di direttore?

“Nel lavoro di direzione ci sono diversi aspetti da tenere sotto controllo, non soltanto il culturale. Quello amministrativo gestionale e, molto importante, la parte accademica. Sono stato professore del Cervantes di Roma e di Lisbona, ed è necessario anche sapere cosa succede dentro le aule, e come aggiornarsi professionalmente. Diciamo che il fatto di essere poeta ti dà un punto critico in più che si può applicare alle diverse situazioni, ti fa capire meglio anche cosa può funzionare di più a livello di pubblico.”

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