Arte come nodo, nodo come dono: Jorge Eielson all’Istituto Cervantes

È una finestra aperta su Piazza Navona e la sua Fontana dei quattro fiumi, la Sala Dalí dell’Istituto Cervantes di Roma che, in collaborazione con il Centro di studi Jorge Eielson, ospita fino a fine febbraio una mostra sull’artista peruviano, membro della Generación del 50.

Articolo e foto di Sara D’Aversa

Fino al 29 febbraio, Istituto Cervantes  (Sala Dalí) Piazza Navona, 91 Orari di apertura:  da mercoledì a sabato, ore 16 – 20. Ingresso gratuito

Nato a Lima nel 1924, Jorge Eduardo Eielson è figlio di padre nordamericano di origini scandinave e madre peruviana. Scopre fin da piccolo particolari attitudini artistiche e un forte interesse per la cultura europea, che studia durante tutta la giovinezza e mantiene viva viaggiando attraverso il continente. È in Italia però che scopre la sua terra d’elezione e, in Roma, l’occasione per esplorare le sue radici latine.  Le sue diverse origini etnico- culturali (spagnola, italiana, svedese e peruviana) si riflettono nella poliedricità artistica: dalla poesia alla pittura, al teatro, al romanzo, alle istallazioni, per arrivare perfino alle arti circensi. Il nodo, elemento centrale della sua produzione, rappresenta una sintesi tra le sue radici latinoamericane, da cui eredita l’amore per i tessuti e i quipu (corde intrecciate che si connettono ad un antico sistema di numerazione), e l’esperienza europea.

È una struttura duale a percorrere la sua intera opera, sintetizzata nel nodo, che intreccia, permettendo infinite variazioni, non soltanto due corde, ma cultura artistica e scientifica, dimensione visuale e verbale, passato e presente, realtà esterna e sfera intima. Saldatura tra interessi diversi, momento d’incontro tra codici espressivi apparentemente lontani, il nodo diventa un simbolo che va al di là del suo aspetto formale. Nelle sue diverse varianti: teso, attorcigliato, dipinto o realizzato in stoffa, è al tempo stesso un richiamo al linguaggio poetico dell’artista, fatto di annodamenti verbali, reiterazioni, giochi linguistici.

Nella sala inferiore della Sala Dalì, ad accompagnare la lettura dei versi di Eielson su uno schermo, ci sono note di musica classica. Tra tutte, è soprattutto la poesia “Ser un artista” a colpire. È da questi versi dello stesso autore, infatti, che emerge chiaramente cosa significhi essere artisti e come questo si esemplifichi nell’arte di Eielson.

Ser un artista

es transformar un objeto cualquiera en un objeto mágico

es transformar la desdicha la imbecilidad la suciedad en un gran manto de terciopelo

es una enfermedad brillante

es continuar el canto de giotto

la sonrisa de leonardo

la locura de van gogh

el grito de picasso

la perfección de mondrian

el silencio de duchamp

la humanidad de beuys

es un desafío a la razón

a la sociedad

a la época

a la muerte

es llenar de sangre una botella de leche

y esperar que se transforma en cisne

es hacer un nudo luminoso con michele

es hacer mil nudos luminosos con michele

es pintar el cielo estrellado como si fuera un basurero

es pintar un basurero come si fuera el cielo estrellado

es caminar es comer

beber orinar defecar sonreír llorar soñar respirar

amar amar amar amar amar amar

amar amar amar amar amar

Fino al 29 febbraio

Istituto Cervantes (Sala Dalí) – Piazza Navona, 91

Orari di apertura:  da mercoledì a sabato, ore 16 – 20

Ingresso gratuito

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